Su e giù per Trastevere

Premessa

Dopo aver abbandonato le scarpette da corsa nel fulgore della carriera podistica nel 1990 e dopo essere stato un atleta di un buon livello, nel 2010 ho deciso di indossare di nuovo quelle scarpe, ebbene si, 20 anni dopo e sicuramente anche una ventina di chili in piu’…

La preparazione era molto approssimativa ma gia’ in quel giorno ho capito che qualcosa era cambiato nel circuito podistico della Capitale… e non solo.

vintage
Gli alteti della Podistica Solidarieta’ dell’edizione 2010

Il mio me stesso trasportato negli anni 80 sarebbe stato una “mezza pippa” da chiusura di gara, uno di quelli insomma che aspetti per definire le premiazioni di categoria e che quando arriva trova i primi gia’ lavati e cambiati e pronti a salire sul podio…

Mentre nel 2010 sono un runner di medio/alto livello e se chiudo una gara di saliscendi con una media di 4’/km non sono a ritmo di recupero ma a ritmo gara!!!

Ma che cambiamento!

E devo ammettere che più si va avanti negli anni e più il livello medio degrada, sono sempre di piu’ i runner che seppur si allenano costantemente non migliorano i propri risultati, corrono per correre ma non corrono per niente.

Non viene rispettato il gesto tecnico, non esistono lavori specifici, manca totalmente la cultura di questo sport.

Chi corre non segue l’atletica leggera, non conosce le regole della pista, non ha nessuna attitudine con la corsa e soprattutto non si preoccupa di colmare queste lacune!

È una cinica e spietata fotografia della realta’, ma non perche’ io sia cinico e spietato ma perche’ io sono un “viaggiatore” nel tempo, catapultato da un millennio all’altro dove i cambiamenti sono stati enormi dal punto di vista tecnologico ma non sono stati confortati da un non dico rinnovamento ma almeno adeguamento culturale!

Nel precedente secolo si partiva dalla pista e dopo aver imparato a rispettarla, ad amarla a trarne i massimi vantaggi, dopo aver esaltato i beniamini che partecipavano alle competizioni nazionali ed internazionali si approdava alla strada per allungare le distanze portando sull’asfalto la stessa velocita’ del tartan (materiale che allora ricopriva le piste…)

Oggi si arriva alla corsa dal divano (e meno male!), dal calcetto, dal pilates… pensando che basta acquistare un paio di scarpe (magari molto rimbalzanti) per diventare dei runner!

Si ascoltano le tante voci (stonate) del web, le maree di pseudo-allenatori che millantano chissa’ quale esperienza perche’ hanno corso la mezza del fringuello o la ipersuperultraspaccamaroni… si seguono tabelle che accumulano chilometri perché più ne fai e più ne sai fare… e tutti poi alla fine a mordere la medaglia!!!

Questo non è correre, non è avere rispetto per questo sport!

Ovviamente è un mio parere personale, che probabilmente condividono coloro che hanno vissuto la generazione di runner degli anni ’80.

Il mio non è integralismo, osservo i “fenomeni” attuali che hanno esteso gare e terreni che agevolano coloro che non sanno correre, che non hanno talento ma che tapasciano per distanze infinite per dare un senso alla loro ineguatezza… dove de Coubertin trionfa perche’ esclusi alcuni che vincono, e sono sempre gli stessi, per gli altri basta arrivare…

Io ancora ammiro chi sa spingere sull’avampiede, calcia indietro e usa le braccia per correre…

Ma a parte gli scherzi e gli scherni ognuno è libero di fare del proprio corpo e delle proprie gesta quel che vuole, ma resta inequivocabile il necessario rispetto per il gesto atletico.

Non ci si puo’ improvvisare perfetti, non è detto che lo si diventi, ma tutti possono essere perfettibili o comunque migliorabili.

Questa è un dovuta premessa per spiegare la mia mentalità, la mia passione per questo sport, ma soprattutto la mia provenienza e il mio adattamento in questo tempo nel quale invece che limitarmi a denunciare il mio dissenso mi sono confrontato con la cultura per diventare tecnico federale e ho fondato un gruppo nel quale e con il quale porto avanti il mio punto di vista che è condiviso dalla federazione.

La Gara

La Corsa de Noantri è una bellissima manifestazione che permette di correre nella parte più popolare della Roma papalina.

Una partenza “pericolosa” per il marciapiede che taglia la via che si imbocca subito dopo aver attraversato Viale Trastevere, una salita impervia per Via Dandolo che ti spezza ogni velleità… una discesa folle che ti conduce in galera a Via della Lungara e poi il biscotto sul Lungo Tevere che ti conduce sul traguardo.

Dal 2010 dove si correva come negli anni 80 con il cartellino con i dati personali strappato all’arrivo per fare la classifica, oggi con TDS devo ammettere che questa gara ha un po’ perso il fascino “casareccio”, ma del resto bisogna adeguarsi alla logica tecnologica e di business che regolamenta il movimento…

Resta comunque la mia gara preferita che ho voluto quest’anno onorare, dopo le cancellazioni dovute alla pandemia, anche se in condizioni fisiche improprie per una competizione.

Siamo in molti presenti della Podistica Solidarietà e diamo un grande segnale non solo a livello numerico ma anche tecnico, vincendo la classifica maschile con Domenico (Mimmetto) Liberatore e conquistando un secondo posto con Annalaura Bravetti nelle donne.

Abbiamo anche il secondo over 60 (quest’anno premiavano il primo in una speciale classifica) con Mariano Scamarcio, il nostro atleta di punta.

Marian secondo tra i tanti over 60 presenti

La mia Gara

Non sarà questa di sicuro la mia migliore prestazione, quest’anno a causa di un problema (serio?) all’anca l’obiettivo è limitare i danni fisici e morali (arrivare dietro ad “alcuni” …)

Alla partenza mi sento un po’ come quei Top piagnoni che li senti sempre lamentarsi e poi ti sfoderano prestazioni iperboliche!

Beh, nel mio caso non sara’ questo il finale, mi limitero’ a piangere prima, durante e specialmente dopo!

Ma la mia filosofia che poi è quella più realista è sempre stata che quando indossi un pettorale non esistono scuse, parla solo la classifica… finale!

Quindi dopo un riscaldamento nel quale ho capito che avevo i “chilometri contati” e che quindi ho limitato al massimo mi sono schierato davanti, come sempre e ho aspettato lo sparo.

Dato che ero la’ ho dispensato ultimi consigli su dove e come partire e ho preso per le orecchie i timidi che si erano nascosti e defilati mettendoli chiaramente davanti alle proprie responsabilita’.

Ci siamo, via!

Parto come se non avessi alcun dolore, e mi canto nella mente la canzone di Battisti nella versione più “soul” di Giorgia per esorcizzare il momento…

L’orologio non parte, quindi non sapro’ mai a che velocita’ sto andando, mi pare di andare molto piano ma vedendo chi mi sorpassa forse ho la sensazione sbagliata.

Nel ferro di cavallo che ci porta di nuovo a valicare Viale Trastevere sono ancora avanti a molti che gia’ normalmente sono piu’ veloci di me… figurati oggi!!! Come è possibile? Si stanno tenendo, o la mia sensazione è del tutto errata?

Ma chissenefrega! Corro e mi godo il momento e il posto…

Sarà una gara diversa, dove non contera’ la prestazione (purtroppo) ma solo portare il corpo meno infortunato possibile all’arrivo.

Non esiste una strategia assoluta, anche la medesima gara, la medesima distanza può presentare varianti che stravolgono la tattica… Perche’ ogni gara DEVE avere una tattica, un obiettivo che puo’ essere temporale o posizionale.

Voglio ottenere un certo tempo? Un certo posto in classifica? Arrivare prima di Tizio o di Caia? Allora non sempre basta correre, bisogna saper gestire il ritmo, saper cambiare passo, saper affrontare variazioni di pendenza, di terreno…

Proporre elastici, superare tappi… questo e molto altro. E affrontare una gara in questo modo, anche se hai una sola gamba funzionante da senso al pettorale, al costo, all’impegno, al tempo… alla competizione!

Detto in modo superficiale in una gara si parte e si arriva… detto tecnicamente, in una gara si affrontano in modo competente le numerose varianti che la caratterizzano!

Con questo spirito non si ha molto tempo per lamentarsi del caldo, della salita, della fatica, della sete… si utilizzano tutte le energie per ottimizzare ogni frammento e si porta a casa comuque una prestazione!

È questo quello che penso alla prima salita, dopo aver svoltato bruscamente a sinistra e aver avvertito quel dolore particolare, sentendo la parte sinistra dell’anca come se si sgretolasse in mille pezzi ed ogni pezzo generasse un dolore pari ad una puntura di un ago e stiamo parlando di migliaia di aghi…

Ma il dolore non mi ha mai spaventato e allora cerco di reagire al meglio alla situazione cercando di mantenere una giusta postura.

Mi affianca una “vecchia conoscenza” del circuito del nuovo millennio, DennyRun, atleta della Sbarra, societa’ che mi sta particolarmente a cuore e della quale rispetto in modo profondo come si sta convertendo all’atletica leggera, partecipando a competizioni nazionali ed internazionali con sensazionali risultati ottenuti dai propri atleti.

Denny e’ uno di cui non soffro il sorpasso ma anzi collaboriamo per affrontare al meglio Via Dandolo che appare minacciosa dopo un tratto in discesa…

Io la vedo come una panacea, in salita si è “costretti” ad andare piu’ piano, e infatti, sotto-ritmo il dolore diminuisce un po’…

Ogni variazione puo’ essere un successo o una tragedia, dipendo tutto dal punto vista in cui la si osserva… sento commenti esagerati dei miei vicini di corsa, e capisco che la loro mente sta soffrendo piu’ del possibile… se ti lamenti tutto si accentua, se trovi il lato favorevole tutto si facilita…

Per me questa salita è benvenuta e me la godo metro dopo metro. E infatti Denny molla e io ripetendomi, passo corto e veloce, mi stacco.

Ecco Stefano lo aspettavo da un po’, sono indeciso se portarlo, se seguirlo… ma lo lascio andare per non condizionarlo in nessun modo… Lui è molto piu’ agile in salita, ma non si stacca molto e resta la’ a pochi metri, lo osservo da allenatore, ma non lo condizionero’, in una gara ogni atleta deve mettere in pratica cio’ che ha acquisito e soprattutto cio’ che ha da dare… non di piu’ e non di meno!

Penso che oggi sarebbe stata la volta buona per portare CarlA, non per fare da pacer ma perche’ la mia condizione avrebbe annullato il gap che ancora un po’ ci divide, magari le avrei fatto correre una gara “regolare” … per una volta!

La strada gira e ti da l’impressione che la salita sia finita… e invece no. Allora si contano i passi e si cerca di non perdere il ritmo. Ecco l’acqua, i soliti piagnoni, mai contenti, si lamentano che è frizzante… io mi bagno un po’ bevo un sorso e riparto. Adoro i ristori in salita, ti permettono di fare il pieno senza perdere il passo e senza strozzarti…

Ci sono sempre, ma dico sempre, quelli che alla fine della salita ti dicono: “dai che ora inizia la discesa” … come se avessimo le rotelle e non si dovesse correre.

In discesa si corre e di brutto, si spinge, ma bisogna stare attenti a non gravare sulla schiena, e nel mio caso a non peggiorare sul dolore.

Ecco la foto, indico che ci sono, sono ancora qua… eh gia’!

 

Eh gia’…

Tutti quelli intorno a me sono in difficolta’ io no, non perche’ sia meglio di loro ma perche’ sto andando “piano” rispetto alle mie possibilità, ma anche quando vai “più piano” fatichi lo stesso, è per questo che invito tutti a spingere di più, perche’ arrivi prima e fatichi meno!

La curva a gomito va affrontata al meglio per non perdere ritmo e velocita’, sto tenendo alla grande, nonostante tutto… ma non so a quanto sto andando… ma va bene così… (a proposito di Vasco…)

Sta per finire la discesa, ed io sento una staffilata al flessore della gamba destra, l’opposta al dolore al fianco, era inevitabile!!!

Contrattura se tutto va bene, ma il dolore è fortissimo! Zoppico di brutto, una botta al fianco sinistro e una al destro… e ora?

Cambia tutto, si applica un’ulteriore strategia. Per prima cosa sfrutto la parte finale della discesa per far assorbire il contraccolpo della contrattura, scendo a folle, zero spinta, una sorta di massaggio per assorbire il dolore e facilitare l’appoggio.

Sono senza gambe, ma resisto! Ecco il momento peggiore, Via della Lungara, sampietrini disallineati, mi concentro al massimo sull’appoggio, trovo la traiettoria piu’ battuta dalle macchine che hanno levigato il materiale del pavè e inizio il conteggio prima del sinistro con i dispari e poi del destro con i pari… 1,3, 5, 7, per una decina di volte e poi 2,4.6, 8

Gestisco la respirazione e mi concentro su questo per alleviare il dolore e continuare a correre…

Un lungo tratto ma anche questo passa, tutto passa… il biscotto e si va sull’asfalto… ecco il Lungo Tevere finale.

Stefano è ancora davanti, un paio di urla per svegliarlo dal torpore, ora posso farlo, manca poco all’arrivo…

Mi concentro sulla corsa, siamo in leggera salita, ma l’asfalto mi permette di correre con una certa sicurezza, probabilmente zoppico ma non corro peggio di molti che mi sono intorno…

Piazza Trilussa è meravigliosa, annuncia che siamo ampiamente nell’ultimo tratto di gara, da qui in poi nessuno deve superarmi, non faccio la volata, ma guardo chi ho davanti e chi ho dietro e gestisco la posizione.

Per evitare la “brusca/impossibile” volata aumento il passo per fare un finale in progessione, qua sto e qua devo arrivare, chi mi doveva passare è ormai andato, gli altri “spauracchi” sono tutti dietro e là devono rimanere fino alla fine!

E niente uno mi affianca, allora mi tocca onorare almeno la curva e l’arrivo sul tappeto blu… aumento e guardo il display, certo è molto oltre i 24 minuti della prima volta, i 27’ circa delle volte più recenti… ma oggi ci prendiamo ‘sto 30’ e spicci e speriamo di tornare a correre presto, prima possibile…

La Gara degli atleti del ForresTeam

(aspetto sensazioni e commenti dei partecipanti)

AtletaTempo Media/Km
Mariano26’32”3’54”
Pitbull30’03”4’25”
Peppe33’27”4’55”
MaxX34’00”5’00”
3B34’23”5’03”
Ombretta36’53”5’25”
Contessa44’23”6’32”
I tempi di gara
un po’ di goliardia Trasteverina

Conclusioni

Una prestazione presenta già di per sé molte varianti da gestire a volte in modo prederminato spesso in modo improvviso.

Ad ogni situazione bisogna offrire una risposta efficace e possibilmente meno dispendiosa possibile in termini di energia. Questo non è facile quindi è meglio evitare di complicare ulteriormente la riuscita della performance con paure, con fobie o peggio ancora con “capricci” tempestando il cervello di elementi negativi.

Non è solo il caldo ad essere uno stato mentale, ogni segnale che portiamo al cervello condiziona in termini di efficienza ogni prestazione, non solo quella sportiva.

Ottimismo, determinazione, volontà e soprattutto consapevolezza sono fondamentali per migliorare nella corsa e nella vita!

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