Roma Ostia, corrono le emozioni …

La Podistica Solidarietà ha saputo portare 506 Atleti al traguardo della rotonda di Ostia, la Mezza Maratona più partecipata d’Italia e a quanto pare anche la più emozionate!!!

Perchè ?!?! 

Alcuni Runners del ForresTeam hanno provato a raccontarlo ed è stato bellissimo raccogliere le loro emozioni e condividerle !!!

 

Alessandro Libranti 

Sono alla terza Roma Ostia.

Le altre 2 sono state cocenti delusioni, segnali inequivocabili che la maratona non era ancora alla mia portata e che anche una mezza era per me ancora troppo sofferta. Quest’anno ho come obiettivo la prima Maratona; la RomaOstia, la mia seconda gara da inizio anno, è solo una tappa di avvicinamento. Sarà che ho più km sulle gambe, sarà che non punto a questa gara, ma sono abbastanza rilassato, mi sento bene, mi alleno con costanza ed impegno, insomma anche se non è tra gli obiettivi ci sono tutti i presupposti per prendersi una rivincita. Penso che stare sotto le 2h sia alla mia portata, poco sotto, ma un 5’40” lo posso tenere.
Eccoci alla partenza, con Cri, Walter, Max, Paola ed il mitico Lorenzo, che farà poi un fantastico PB sotto 1h45’ e che papà Agostino ci ha affidato per l’entrata in griglia. Ci siamo persi Carletta… sarà ancora in fila al bagno? Invece era lì davanti a tutti. Ci liberiamo di magliette, felpe datate, camicie vintage ed improbabili kway rosa… e si parte! Un po’ di zigzag e a viale Europa mi metto di lato a velocità di crociera. Lascio dietro i palloncini delle 2h che stanno andando anche abbastanza veloci e prendo un passo che cerco di tenere senza forzare, sciolto, correndo composto. Ed il passo è buono, intorno ai 5’30” anche qualcosa meno. Ricordo bene il percorso, rifiato prima delle salite, sciolgo le spalle e respiro in discesa.

Tutto sta girando bene, ma i punti dove ho pagato dazio nelle precedenti edizioni sono ancora da affrontare. A tutti i ristori perdo qualche secondo, ma agli ultimi lunghi ho sofferto di crampi ed il coach mi ha raccomandato di bere, 2 bicchieri d’acqua al primo, 1 acqua e 1 sali al secondo, 1 acqua al terzo e due spicchi di arancia. Riparto sempre riprendendo il passo e questo mi conforta. Il camping passa senza danni, ho accorciato il passo, controllato la corsa, raddrizzato i piedi a papera, spinto con le braccia, ho perso qualcosa, ma molto meno degli anni precedenti. Mi sento ancora bene e allora si va, il terreno in leggera discesa aiuta e sono sotto i 5’20” per tutti e 3 i km che mi portano al 15°km. Ancora un check e sto ancora benino, mi dimentico che qui sono schioppato il primo anno, cerco all’orizzonte la vela del km successivo, mi godo il pubblico, l’incoraggiamento dei tamburi, ringrazio con il pollice chi ci applaudisce, il cinque ai bambini ed i km passano, anche se gli ultimi mi stanno sembrando interminabili. Il vibrare dell’orologio è però sempre un sollievo, tengo ancora poco sopra i 5’30”, occupo la mente con un po’ di numeri, il “vantaggio” di 2-3’ che ho sulle 2h, capisco che se anche dovessi crollare arriverei sotto l’obiettivo e mi rendo conto che sono passato in modalità sorriso quasi senza accorgermene.

Al 19° km vedo con la coda dell’occhio una gazzella bionda che supera atleti come birilli, è lontana ma le strillo ugualmente “Daje Roby”, mi risponde con un pollice e prosegue con in scia lo scudiero Lambert. E’ sempre una grande emozione per me vederti correre. Faccio un po’ di conti non richiesti anche per lei, è partita all’onda dopo, circa 7 minuti recuperati a me, potrebbe stare intorno all’1h50’, fantastica! Tutto contribuisce ad alzare il livello di felicità che sto provando, i km mancanti diminuiscono, la strada finalmente mi sembra finisca di salire, sorpasso molto più di quanto sono sorpassato, un saluto a Gianluca che mi incita e finalmente il mare, non più col binocolo, ma a portata di mano. Il biscotto è odioso, ma sono troppo contento e allora si prova ad allungare ancora un po’ con i tronchetti che rispondono come possono. Curva a gomito e si torna, un ultimo sguardo all’orologio, chiuderò poco sopra 1h57’, occhi fissi sul traguardo, braccia al cielo, HO VINTO!


Forrest

Una Roma Ostia diversa … dove per la prima volta vivo per “contrappasso” tutte quelle sensazioni che cerco “instancabilmente” di togliervi dalla mente !!!

E ora forse ho qualche informazione in più su come combattere lo stato di ansia pre-gara, la nottata insonne, e soprattutto lo “sprecare” energie durante la corsa!!!

Anche i coach imparano , e questa volta ho vissuto sulla mia pelle, e soprattutto sulla mia mente e sul mio corpo tutto il “peggio” che può rovinare una gara!!!

Di cosa sto parlando??
Andiamo in ordine …
La settimana è stata molto “tribolata”, si parla sempre ovvio di “drammi sportivi”, acquetta ..
Non mi sono mai allenato per due motivi … il primo che fino a mercoledì non riuscivo quasi a poggiare in terra la gamba sinistra, claudicando vistosamente … il secondo perché avevo tremenda paura di “rompere” tutto a qualche settimana dalla Maratona di Roma!
Ma perchè non ti visiti? Non ti fai vedere … ma da uno bravo!!!
Beh vedevo che il dolore diminuiva, quindi si può’ pensare di escludere il “peggio”, e poi questa Roma Ostia la voglio correre, tanto se sono rotto .. non posso peggiorare la situazione!
Insomma un combattimento interno … quotidiano, ora dopo ora, minuto dopo minuto …
Intanto leggo che qualcuno rinuncia … ma io no!
Venerdì mi alleno .. (se lo si puo’ chiamare allenamento) e sfogo sui motorini tutta la mia rabbia …
Sabato vado al Cisalfa a ritirare il premio … sorrido nella foto ma .. so che non potrò’ sicuramente centrare una prestazione …
L’escalation è …
Non la corro …
Si va beh la corro ma piano … in 2 ore e passa …
Si va beh ma a 5’/km si puo’ fare … forse …???

Insomma , sapere che non puoi correre per un 1h28′ … come avrei voluto … è diventato un problema!

Ma ci sono gare dove la GRANDE IMPRESA non battere un tempo, ma arrivare in tempo …
E questa volta sarà cosi!
Lo decideremo al 5° km della gara quale sarà il tempo!!!

E po ho la responsabilità che mi ha lasciato Alberto del cordone …(ah proposito ma quando torni???) , non posso saltare questa gara … insomma sarà una gara “moderata” , troviamo il modo per renderla UNICA!!!

Sto poco tempo al Cisalfa, mi dimentico anche di passare dai Bancari a prendere ultimi accordi sul Cordone (Ringrazio tutti sentitamente della partecipazione!!! ) … sono sfasato … torno a casa con gli autobus Atac e inizio un viaggio …

La notte dormo poco … sono in totale ANSIA!!!
La mattina sono pensieroso … nel cordone Elena dirà …come mai non parli?
Sto sbagliando tutto, io devo pensare anche ai “miei ragazzi” … non devo pensare solo a me stesso e alla mia attuale impotenza di correre!!!

Facciamo la foto e gestisco il cordone … il tempo passa ci siamo ..si parte!
Decido allora di proteggere le Donne Orange che ho vicino .. mi metto dietro loro e evito spintoni iniziali …
Siamo più o meno casualmente in gruppo, c’è Uccia, Elena, Stefano, Max .. si affianca qualche altro Orange …
Si corre compatti a ritmo cadenzato.
Stiamo andando a 4’30″/Km … avevo chiesto un avvio tranquillo, ma siamo già a regime.
Non mi oppongo perché Stefano “scalpita” , vuole fare il tempone e non sarò certo io a tarpargli le ali …
Mi metto avanti e do un senso alla mia ANSIA, oggi faccio il “portatore” …

Mentre penso questo penso alle “confidenze” che spesso mi fate sulle gare, al vostro affanno, alle difficoltà respiratorie .. sono molto sensibile a questo argomento e ho un po’ orientato gli allenamenti sul potenziamento Aerobico, per allenare questo deficit che molti mi esponete …
Ma oggi capisco la causa PRINCIPALE!!!
Oggi anche io , seppur sto andando ad una velocità che per me è più che abbordabile, un medio/lento (non per fare lo spaccone, ma è oggettivo sia cosi …) sono in totale affanno!!!
Ho difficoltà a respirare perché ho TIMORE di farmi male, sento il dolore e sono condizionato nella corsa, sono in ANSIA totale da prestazione!!!
Ecco la ragione PRINCIPALE!!
Questa esperienza mi è servita per confermare qualche sospetto che già si palesava nella mia mente!!!
LE vostre difficoltà a respirare e spesso anche quello stato di debilitazione, sono causati principalmente dalle ASPETTATIVE …
E QUESTO E’ SBAGLIATO!!!
Dobbiamo correre al meglio, mentre questa situazione di mette in condizione di correre al peggio!!
Io ora sono in affanno, vorrei rallentare ma siete tutti attaccati al mio treno … volevo correre a 5’/km come passo migliore ma sto andando a 4’30″/km !!!
Quindi cari “ragazzi” e “ragazze” , sappiatelo che oggi ho la prova provata!! Approcciare ad una gara con la paura, l’ansia, con aspettative troppo impegnative, è fortemente deleterio e non solo genera problemi psicologici ma anche fisici, debilitando profondamente l’aspetto fondamentale della corsa, la respirazione!!!

Dormiamo sereni, arriviamo tranquilli alla partenza e corriamo liberi …se NULLA OSTA, dipende solo da noi e a volte si può fare anche l’impossibile!!!
Poi solo in gara entrano in gioco le tecniche e le tattiche …le strategie … le variazioni estemporanee, ma sempre volte a dare il meglio!!!

Penso questo e siamo sulla Colombo … siamo tutti uniti? No! Max è il primo a staccarsi, ma poco dopo perdiamo anche Elena …
Siamo rimasti in 3, io ho deciso di fare l’Impresa impossibile … correre sulla SOGLIA del dolore e farmi accompagnare da questa fissa coltellata!
Una pazzia!!!
Ma io corro per chi questa pazzia la vive ogni giorno senza ricevere medaglie , pagando con la vita, quindi è una piccolissima dimostrazione di Solidarietà.

Volevo andare piano e mi trovo comunque in un intorno di gente del mio livello … facciamoci portare da questa motivazione e vediamo fin dove regge…
Tanto se è rotto … non si aggiusterebbe stando a casa sul divano!

Stefano è davvero determinato e sto un po’ oltre il dolore cosi ..rallento qualche secondo … Uccia (Fabiola Restuccia ) è con me …mi segue ma non sta benissimo … vorrebbe andare a 4’30″/km , le faccio notare che stiamo andando più piano … ma dice che va bene cosi .. non ce la fa ad andare oltre …
Arriviamo al 10° km senza troppi “pensieri” oltre il dolore che mi accompagna, passo dopo passo .. inarrestabile … ma il buono è che non aumenta … è costante, come la mia andatura …

Resto solo … E mi dico ..ma che coach sono? Potevo almeno portare Elena … con me non calerebbe gli ultimi 6 km … come mi aspetto che faccia (la conosco abbastanza …)
Allora percorro un tratto a retro-running, un po’ per dare sollievo al polpaccio, un po’ per vedere se la scorgo … rallento …ma non si vede …
Proseguo …

Qualche saliscendi mi distrae … stranamente pago le discese, che aumentano il dolore, mi impongo di correre bene , di non andare pensante ma poggiare velocemente le gambe, aumentando le frequenze in modo da non caricare sullo stantuffo del polpaccio ..

Provo sollievo in salita …primo perche’ vado piu’ piano ..secondo perche’ carico meno … arriva prima l’appoggio …
Arriviamo al 15° e penso … ma sto Camping quando arriva??
Sto correndo cosi’ concentrato sul dolore, sul modo di corsa che mi e’ scappato … Non ME NE SONO ACCORTO!!!

Incredibile!!!
E infatti mi chiedevo, ma che sta a Palocco???
Insomma mi sono perso la salita del Camping …ovvero non mi sono accorto … di percorrerla!!!
E altra cosa “strana”, sto andando anche più forte di 4’30″/km in alcuni tratti ma non ho più l’affanno .. e’ come una corsa “sciolta” di allenamento … PERCHE’??

Ovvio, perchè l’ansia e’ finita, ora devo solo arrivare,
Ed ecco che inizia una parte della gara dove non penso più a “sopravvivere” ma cambio impostazione e inizio a pensare ad arrivare!
Raggiungo la “pompiera” ci scherzo un pò, anche lei è in difficoltà ma quando hai un problema tutti gli altri sembrano inconsistenti e pensi solo tu a vivere il “vero” dolore …
I Runner sono cosi .. ed io sono il peggiore!
Eccoci nel punto che “odio” con tutto me stesso … penso che in questo tratto molti (che seguono i miei “pistolotti”) mi hanno pensato … è qua il tratto più impegnativo della Roma Ostia. Dal 18° km, manca poco ma è ancora molto ..e questa salitella ti sfonda la mente … il fatto che non vedi il mare ti delude … è solo sofferenza … e a rincarare la dose ci sono i fucsia “baldanzosi” che ti sverniciano ad andature folli … che ti chiedi .. ma chi ce li ha messi questi fenomeni in seconda onda???
Li vedi passare ampiamente sotto i 4’/km … e arriveranno qualche minuto prima di te … bastardi!!!

Siamo nel momento della sofferenza ma sul guard rail ci sono arrampicati decine di fotografi pronti a cogliere la tua espressione beota e allora via con i sorrisi!!!
Sorridi a tutto ciò’ che somiglia ad un obiettivo … sorrido anche a qualcosa che ha in mano Domenico che mi incita a gran voce … poi deduco fosse una macchina fotografica…

Molti incitamenti, che ritengo immeritati dato che sto andando piano … ma rispondo con piacere ai tanti che urlano “Forrest” !!!

Ecco il semaforo e poi la fine della salita …
Ho al mio fianco una variopinta runner più animale da palestra che da strada … ogni tanto cammina e poi riparte ..ha un respiro da rianimazione … fischia con la gola e ansima come fosse sul Pordoi … sono intollerante a tutto, ma questa supera tutti …
La passo e vedo il Kursaal … che meraviglia!!

Percorro questo “stramaledetto” biscotto e vedo che il tempo che mi sono proposto, ovvero da pettorale BLU sta svanendo di qualche secondo …allora come un pazzo allungo!!!
Cosi rischio tutto …ma si … devo farcela!!!
Mi saluta Gianluca che sta molto molto molto peggio di me …gli punto l’indice e provo a fargli capire che sto facendo questo anche per lui … ma so che lui vorrebbe solo correre e questo mio gesto non può certo dargli giovamento!
Penso un po’ a tutti coloro che sono fermi ai box … coloro che riderebbero con rabbia se ascoltassero certe “parole” di chi pensa di non potercela fare ed ha tutto il corpo “integro” per farcela!!!
MERITIAMOCI DI CORRERE .. SEMPRE!!!

Ci siamo … curva a gomito che ci chiama cosi perche’ la corri appoggiato con i gomiti a terra …
La percorro con molta prudenza e … eccomi sul rettilineo finale … ora si arriva!!!

Un sorriso e un saluto al Presidente che è impegnato a scattare migliaia di fotografie, un atto d’amore per noi tutti Orange!!!

Arrivo braccia al cielo … ma oltre 1h40′ ..strano eppure i pacer non ,mi hanno sorpassato!!!
MAh!!!
Diciamo che mi accontento … volevo correre oltre le 2 ore … e sono qua !!!

Mi godo il gelato … e la medaglia!!!
Non riesco a camminare … ora il dolore diventa impossibile!!!!

Arrivo al pullman e si aspetta al Sole!!!

Aspetto ma non vedo nessuno … arriva per primo il Vice … ma dove sono tutti??
Monito a tutti !!! in gare come la Roma Ostia, la Maratona di Roma … non si aspetta, si va dritti ai pullman, ci si cambia e poi semmai si torna indietro, anche per dare notizia di sè stesso al gruppo …e non far preoccupare nessuno.Fa male rimanere sudati … !!!
Chiaro???

Dajeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee


Andrea Ascoli Marchetti

La Roma Ostia è sempre una gara molto divertente.

Ci sono molti atleti , c’è una partecipazione che vediamo solo una volta all’anno. Poter prendere parte a questa manifestazione è già un privilegio. Per me l’obiettivo di raggiungere non è stato conquistato, ma come ha detto il coach le variabili sono tante e quella di essere di essere stato fermo a gennaio, si è fatta sentire.

E’ stata una gara sofferta nel finale, ma da quando partecipo non mi sono mai sentito così bene dopo la gara. (Potevo dare di più?o è merito dell’allenamento, che dite?) Forse ho esagerato nel cercare di non eccedere all’inizio ma questo era quello che dovevo fare e corrisponde al tempo che ho ottenuto. Dajee, Maratona non ti temo!


Mario Sabatino

L’anno scorso lottavo per andare sotto i 50 minuti nei 10 mila.

Quest’anno i miei obiettivi sportivi sono ben più ambiziosi: prima una mezza maratona e poi la regina delle corse, la maratona.
Per l’otto di dicembre avevo programmato la Mezza Roma Run ma a causa di una bastardissima influenza, i cui strascichi mi hanno accompagnato quasi fino a Natale, ho dovuto rinunciare (non prendevo l’influenza con febbre da oltre 10 anni). A marzo c’è la Roma – Ostia e si può ritentare l’impresa mi son detto. Allora riparto, mi alleno 4 volte a settimana tutte le settimane fino a venti giorni fa quando mal di gola e tosse mi bloccano per 10 giorni. Una settimana prima della Roma Ostia faccio solo tre allenamenti e pochissimi chilometri ma vedo che la risposta del mio corpo, secondo quelle che sono le mie attuali possibilità, è buona.
Venerdì vado a ritirare il pettorale e passo dai pacer a chiedere informazioni. Mi fermo faccio due chiacchiere e decido di seguire il gruppo delle 2 h 6 ‘. Quello è il mio tempo ho pensato.
Sabato ero nervosissimo. Leggo il post di Marco e faccio tesoro dei suoi suggerimenti. Ho paura del freddo e del ventaccio gelido. La logistica poi. Arrivare a Roma, parcheggiare, raggiungere il bus della Podistica, cosa indossare per non congelare fino alla partenza della terza onda.
Dormo poco e male. La mattina sveglia alle 5. Colazione e poi preparativi. La mattina sono lentissimo a carburare. Non riesco ad uscire di casa prima delle 7. Corro come un matto (per i miei standard) sul raccordo per raggiungere i bus in tempo.
Arrivo, lascio la borsa, saluto e mi avvio verso il cancello della mia onda. Sulla strada passo per i bagni ed in fila ascolto i consigli di un runner più esperto.
Sono uno degli oltre 12 mila concorrenti di questa gara. Il sole è pallido ma riscalda. Al momento della partenza quasi mi viene da piangere dall’emozione. Mi è successo anche prima della Corsa di Miguel. Boh. Sto partendo.
Da questo momento in poi entro in uno stato di quasi meditazione. Mente libera, ogni tanto controllo il cuore, lascio andare le gambe. Per i primi 4 chilometri rimango nei pressi della pacer delle 2 h 6’, poi, molto naturalmente, senza forzare, mi stacco e vado avanti.
Vedo podisti partiti troppo velocemente schiantare dalla fatica. La salita del Presidente passa via senza problemi. Mica così difficile. Aveva ragione Forrest. Proseguo tranquillo, non salto un rifornimento, bevo e mangio uno spicchio di arancia.
Arriva il diciottesimo chilometro e quella salitella la sento. Bastarda. Mi ricorda che sono un podista e che la corsa è fatica. Provo ad accelerare, la aggredisco. “Non mi avrai!”, grido interiormente. Vedo finalmente il mare. Felicità.
Infine ecco il biscotto, poi c’è la curva a gomito. Guardo l’orologio e mi accorgo che posso chiudere sotto le due ore. Allora faccio un allungo che manco mi stessi giocando una medaglia alle olimpiadi. Finisco in 1h 59’ 47’’ !
Me la sono goduta. E’ filata liscia come l’olio questa gara. Sarei forse potuto andare più veloce ma va bene così. E’ un punto di partenza.
Ora l’impresa folle: la maratona.


Roberta Ricci                     

Finalmente , dopo tante vicissitudini, riesco a partecipare di nuovo alla Roma-ostia ; domenica mattina sveglia all’alba, colazione ,doccia e via si parte con mio marito e altri 2 amici della podistica, lamberto e Antonella ;in macchina il clima è sereno ,solo io mi sento in ansia e questa gara so che non mi regalerà niente …. si arriva alla partenza , c’è tantissima gente , arriviamo con un pizzico di ritardo e i camion che devono portare le nostre borse stanno già partendo! Riesco a malapena a gettarle dentro uno che verrà chiamato camion ritardatari e già cominciamo bene!!!

Leggero riscaldamento, e via alle griglie di partenza che la mia purtroppo e’ l’ultima per via di non aver comunicato altri tempi all’iscrizione ; unica consolazione sono insieme alla mia amica Antonella e suo marito Lamberto che vuole portare la moglie sotto l’ora e 50 mn; io cercherò di stargli dietro ma vedremo gara facendo cosa accadrà … sento lo start delle varie onde e inizio ad entrare in modalità gara , non si scherza più ora!

Controllo l’orologio per fare un’amara scoperta , nonostante sia stato in carica tutta la notte la batteria mi segna che è quasi scarico ; mi inquieto con me stessa e con chi probabilmente ha manomesso la presa( un dubbio mi viene…) ma non c’è più tempo per questo, dovrò andare a sensazione … ecco che finalmente tocca a noi , si cammina fino al tappeto di partenza e praticamente anche dopo, c’è molta calca e quasi tutti chiacchierano come fossero in gita scolastica, sono a grossi gruppi che diventano muri per poter essere sorpassati, mi innervosisco un po’ , non mi aspettavo di non riuscire a passare, allora inizio a gridare:”PERMESSOOOO” , fino a riuscire a piccolissimi tratti a farmi un pochino di strada , Antonella e lamberto mi seguono , i primi 2 km sono così ,dopodiché riesco un minimo ad andare ad un passo decente( almeno credo visto che non posso confrontarmi con un orologio!) ; eccoci sulla Cristoforo colombo, il serpente infinito umano , coloratissimo e’ impressionante , io Antonella e lamberto siamo insieme fino al 5/6 km poi Antonella inizia a distaccarci e lamberto che è molto più forte di noi fa da elastico per tutta la gara per cercare di non perderci d’occhio entrambe
Sono concentratissima , ho una tremenda cervicalgia che mi fa stare un po’ troppo rigida con il busto, ma per il resto sono ok! I primi km li faccio senza particolari problemi , le discese le amo ma so che a breve dovrò affrontare una salita che ovviamente e puntualmente arriva , lamberto e’ con me e continuamente mi dice :”busto un pochino più avanti , respira bene, non ti sento respirare, passetto più corto non alzare troppo le gambe ,tieni il tempo e inizia a darmelo lui ripetendo , come fosse una goccia di un lavandino, PLIN PLIN PLIN ….. “un incubo! Perché mi sento obbligata e non posso scompormi come vorrei quando sono in fatica o difficoltà , superata la salita , Lamberto mi saluta e raggiunge la moglie ( in fondo faccio un respiro di sollievo , non me ne voglia il mio amico lambert!) riesco a prendere un buon ritmo , ma ho i polpacci un po’ induriti e ancora manca tanto! Prego di riuscire ad arrivare senza crampi o stiramenti, ma questo un minimo condizionerà tutto il resto della gara! Strada facendo incontro vari amici della mia squadra , Paolo Sai ( all’inizio proprio) , sono felice di rivederlo finalmente in gara! Poi incrocio Fabio de Gregorio, poi Antonietta scala e Arianna … alcune persone di altre squadre mi salutano ma non riesco a riconoscerle comunque contraccambio e proseguo, lungo la strada bimbi allegri si sporgono per battere il cinque mi avvicino a loro e batto la mia mano vedendo gli occhietti felici e caricandomi di ciò, sono felice anche se inizio a sentire un po’ di stanchezza , quando finalmente in lontananza vedo il mare!

Penso che manca poco in realtà sono al 16 km , ora è la parte più dura! Devo riuscire a non mollare!cerco di non pensare a nulla , di seguire solo il mio ritmo, sono concentrata quando sento :” RICCIIIII!!!!! Buon passo , buona postura! Grande ! hai mantenuto il passo! Antonella e’ poco più avanti forza ora!” Penso o no rieccolo! È’ di nuovo lamberto per sostenermi in questi ultimi km! Penso che da ora in poi non potrò assolutamente perdermi in distrazioni , lui non me lo permetterà! E infatti mi cazzia quando sorrido ai fotografi( che ti ridi ricci! Concentrata lascia perdere i fotografi!) mi cazzia quando risaluto o rispondo a qualcuno che conosco in gara, mi cazzia quando gli dico non ce la faccio più mentre lui dice un po’ di più ricci vai un pochino più forte! , ma io sono veramente stremata! Ho le gambe che sento molli, mi sembra di non riuscire più a respirare bene …. voglio solo arrivare!

Ecco l’ultimo tratto accelero ,perché credo di essere arrivata , in realtà quando mi accorgo che devo fare ancora un 700 mt mi viene da piangere, ma tanto ormai ci siamo ;lamberto mi incita dicendomi che se spingo ancora riesco a raggiungere l’obiettivo ma ho dato veramente tutto e alla fine non lo raggiungo per una 20 di secondi, ma il traguardo e’ arrivato finalmente posso rilassarmi! È’ finita !gara conclusa in un’ora cinquanta minuti e 21 sec.a soli 4 sec. dalla mia amica Antonella che credevo fosse arrivata molto prima di me! Si può fare sempre meglio ma meglio che non esserci!

Felice come sempre!


Massimo Trebeschi

Eccomi arrivato alla mia seconda Roma-Ostia, la prima non andò bene, chiudendola in un’ora e cinquantasette minuti, con gli ultimi km da incubo, dal sedicesimo al ventunesimo tribolati, senza fiato intervallati da corsa e camminata.

Quest’anno c’era da esorcizzare la famosa Roma-Ostia, l’unico obiettivo era fare meglio dello scorso anno.
Come ho detto più volte non è una gara che mi piace, è di una noia mortale, dopo i primi 4 km con giretto dell’Eur, si va dritti per dritti sulla Colombo per 17 Km! Vedendo praticamente lo stesso panorama. Però mi piace tutta l’organizzazione, e tutta l’atmosfera che si respira per questa gara, già dal giorno prima per il ritiro pettorali. E sono contento di fare questa gara, perchè ci sono tutti o quasi i miei amici orange.

Poi con il fatto del pulman, sembra proprio una scampagnata.
Dopo questa premessa, raccontiamo la mia giornata da runner. Preparo la borsa, ripensando 100 volte a tutte le cose da mettere, ricordarsi le cose che mi devo mettere in gara, l’orologio, i cambi, il pettorale, il gel, il marsupio per il gel, asciugamano ecc… Appena arrivato al ritrovo dei pulman mi cambio e mi accorgo che avevo portato tutto, mi mancava solo portare un frigo portatile! Ma mi ero scordato la canotta orange a casa!!! Cominciamo bene sta Roma Ostia edizione 2017!! Fortunatamente Fabio ha una canotta in più e mi salva.
Dopo la foto di rito e l’urlo propiziatorio, si va a…. fare nulla! Manca ancora più di un’ora!! C’è già chi comincia il riscaldamento. Io preferisco fare public relation per un’altra mezz’ora, prima di cominciare stretching, scatti e corsetta. Poi ci si mette in griglia, dove con me ci sono Alessandro Peppa Pig e Cristina Waka Waka Maurici.
Si parte!! Tocca a noi! La griglia fashion! Quella fucsia! Parto con Cristina, i primi km sono come mio solito di battute e cazzeggio. Nel tragitto di volta in volta affianchiamo qualche orange, altra battuta e si va all’orange successivo. Preso lo stradone accanto Euroma2 mi stacco da Cristina, e vado per la mia strada. Non ho un compagno di viaggio, ma so che per il percorso incontrerò altri orange. Poco più avanti nello stesso punto dello scorso anno, incontro il mio salvatore Fabio, che è in difficoltà per dei dolori cronici, ma so che non mollerà e ci vedremo all’arrivo.
Memore dalla corsa dello scorso anno, vado con un passo costante, senza mai strafare. Con la voce di Marco in testa, tipo Yoda di Guerre Stellari “Usa la forza”, con il coach invece che mi dice “Corri Bene”. Arrivato ai piedi del salitone del camping mi affianco ad un fratello lupacchiotto della Podistica, anche lui in tenuta completamente orange con i pantaloncini della Roma. Scavallato il salitone, incontro Umberto che mi dice “Dai è finita…. la salita!”. Siamo solo a metà gara, la strada da percorrere è ancora tanta, e lo spauracchio del km 16 è ancora da superare.
Proseguo la mia corsa con lo stesso passo. In lontananza vedo i palloncini dei 1:50 come un’oasi, penso che figata vuol dire che non sto andando male, speriamo di tenere fino alla fine. Raggiungo questo cordone e li supero. E sento il solito commento “Quanto è alto questo, beato lui che ha le gambe così lunghe”, ogni volta si scordano che devo portare con un me un peso di quasi 90 kg!
Mancano pochi km all’arrivo, quelli peggiori! Quelli che non passano mai! Vedo Valter e Agostino sulla destra che si trovano in difficoltà e procedono camminando, e vedo sulla sinistra Claudio e Domenico che anche se non hanno corso erano presenti e ci facevano le foto.
Gli ultimi 2 km sono andato in affanno, ma ormai ci siamo, stringiamo i denti e finiamo questa gara con un tempo decente. Arrivo al biscotto, che brutto vedere il traguardo e dovermi allontanare, sembrava che non arrivava mai quella curva con l’ultimo rettilineo. Faccio la curva e dico evvai è quasi fatta, come in ogni gara trovo le forse residue vado con lo sprint, anche in questa gara riesco a bruciare un paio di persone che mi stavano davanti. Blocco l’orologio e vedo il tempo 1 ora 46 minuti e 3 secondi!! Caspita non ci credevo! Non ho fatto il pb, ma solo per un minuto, ed è solo la seconda mezza che scendo sotto l’1:50.
Adesso dopo la fatica c’è solo il bello! Medaglia, gelato, ristoro e unirmi agli altri orange che arrivano alla spicciolata o sono già vicino ai pulman.
Bella domenica. Dove ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissato! Medaglia! Gelato!

Fare meglio dello scorso anno e divertirmi!!!


Tiziana Malatesta

Ed eccomi qui a scrivere anch’io della mia Roma-Ostia, la mia prima mezza maratona, mi sembra un miracolo averne fatto parte!
In questa pagina di solito si parla prevalentemente della prestazione sportiva, del tempo fatto, delle soddisfazioni o delle delusioni, dei prossimi obiettivi…bè io non potrò certo parlare di questo perchè la mia gara è stata soprattutto una nuova avventura, nella quale mi sono buttata senza un’adeguata preparazione ma con tanta voglia di esserci e di condividere con Flaminia la nostra prima volta. Abbiamo aspettato ad iscriverci fino a pochi giorni prima della chiusura delle iscrizioni e poi abbiamo fatto contemporaneamente la nostra piccola follia….subito dopo aver concluso l’iscrizione online Flaminia mi ha scritto “siamo due matte, lo sai?” e io le ho risposto “lo so”
Ora però aggiungo anche che se sono arrivata a buttarmi in questa avventura che mi ha regalato emozioni bellissime, lo devo al lavoro fatto in questi due anni con Marco e con il gruppo del Forrest Team; ed è proprio pensando ai consigli del Coach che ho affrontato la gara pensando di dover fare 4 ripetute da 5000 m. e poi un bel mille a sensazione.

Le prime tre “ripetute” sono quasi volate, ci sono arrivata senza troppa fatica poi è arrivata l’ultima, la più faticosa soprattutto in quegli ultimi interminabili km tutti in salita ma dal ventesimo in poi tra l’incitamento delle persone, i fotografi, la musica non ci ho capito più niente, ho dimenticato completamente la fatica e sono stata sopraffatta da una felicità e una emozione indescrivibile. Appena tagliato il traguardo, ho abbracciato Flaminia e subito dopo ho visto Cristina e Ombretta, le ho abbracciate e mi sono sentita assalire dalla commozione, non ho saputo trattenere le lacrime per la felicità….non pensavo ci si potesse sentire così alla fine di una gara. Domenica scorsa non ho certamente fatto un tempo di cui andare fiera ma ho raggiunto il mare con le mie gambe e con la mia testa e questo per me vale più di qualsiasi risultato cronometrico e l’aver condiviso tutto questo con una meravigliosa compagna di viaggio ha reso tutto questo ancora pù fantastico.

Ci sono tante persone ancora che vorrei ringraziare e lo farò con un resoconto per la Podistica, qui ci tenevo a raccontare un pò la mia gara per non perdere le buone abitudini ;-).

Vi voglio bene!!!!


Elena Monsellato     

È difficile trovare le parole giuste per descrivere la miriade di sentimenti che mi ha accompagnato nei momenti precedenti e poi in quelli successivi allo sparo dell’inizio gara.
La sera prima preparo con cura lo zaino, metto il pettorale sulla canotta, vado a letto e cerco di rimanermene tranquilla…di ricacciare la tensione pre gara rilassandomi con un film sentimentale o, come dice mio figlio, uno di quei film dove dalle prime battute puoi intuirne il finale.

Subito dopo spengo e cerco di addormentarmi, ma trascorro la notte in bianco.
Al mattino la sveglia suona alle 6:00: mi alzo, faccio colazione con le gustosissime fette tostate dal mio dolce maritino e poi, dopo esserci preparati, usciamo. Giù raccattiamo Fabiolino e ci dirigiamo verso l’Eur.
Il mio desiderio è quello di fare questa mezza non con l’ansia da prestazione, ma con la gioia di chi può farla, di chi può esserci e raccontare quest’esperienza.
Spesso capita di correre e pensare che il gesto della corsa sia quasi normale, semplice, dovuto, e ci si arrabbia se non si scende dal P.B..
Ma la vita è altro.
La corsa, almeno per me, è quel qualcosa che mi aiuta ad essere pienamente me stessa, uno dei momenti in cui, nonostante la fatica, vivo e riesco a sentire uno stato di grazia e di appagamento: in poche parole è la mia passione….una di quelle poche cose, insieme alla famiglia, che mi dà la forza di andare avanti e dare un senso ai gesti quotidiani.
Ma pur rimanendo sempre accesa la fiamma della passione, col tempo ho imparato che sono umana, che col passar degli anni aumentano gli acciacchi e che non posso pretendere di fare quello che facevo vent’anni fa.
Così impari, o almeno provi, a mettere ordine nei vari cassetti della tua vita, a capire che questa fiammella va con gli anni alimentata in modo diverso, ti senti fortunata di poter ancora correre e capisci che quel semplice gesto non ti è dovuto.
È solo in questo momento, ahimè, quando esci dal tuo egocentrismo, che ti apri agli altri e lì ti si scopre un mondo: quante persone lottano per sopravvivere o semplicemente per respirare, quante persone vorrebbero correre distanze più brevi delle tue, anche con tempi molto più lunghi dei tuoi, ma non possono….e tu ti lagni dei tuoi tempi.
Con questa consapevolezza mi dirigo verso il pullman, ma nonostante ciò aumenta anche la tensione e fa capolino in me l’ansia da prestazione.
Prima di salutare gli amici, ascolto la canzone della Mannoia “Combattente”, poi foto e mi ritrovo con alcuni dei miei amici a fare il cordone.
Il coach oggi non parla….è taciturno…capisco che è preoccupato.
Mentre si aspetta lo sparo, chiacchiero e cerco di capire a quale passo andranno i miei amici, nella speranza di poter percorrere un tratto con loro.
Si parte. Nei primi 2/3 km cerco di stare attaccata al mio coach, a Stefano( che dai primi passi si capisce che sta scalpitando), alla cara Fabiola ed a Max.
Il passo è 4:30. Oggi voglio, però, cercare di gestire al meglio questa gara, di non forzare all’inizio per poi scoppiare alla fine e quindi cerco di impostare il mio passo intorno ai 4:50. Marco, Stefano e Fabiola si volatilizzano, Max con il quale spero di correre buona parte della gara me lo perdo, e così inizio a correre da sola.
I rettilinei non mi dispiacciono e quando sulla Colombo vedo davanti a me uno sciame infinito di colori che si muove, sono felice e contenta di far parte anch’io di questo palpitante pulsare di vita.
E il mio pensiero vola a mio marito, me lo immagino correre caparbiamente passo dopo passo; cerco di immedesimarmi nella gioia di Tizzy e Flamy, che stanno correndo la loro prima mezza; provo a pensare al coach che non accetta proprio di fermarsi ai box e che, nonostante il dolore, stringe i denti e va avanti; ma la mente va soprattutto a tutti quelli che stanno lottando per sopravvivere.
Con questi pensieri mi ritrovo alla salita del camping. Cerco di non guardare avanti per non vedere il dislivello.
Una parte di me mi invita a camminare un pochino, l’altra l’ammonisce….
Sento le grida del coach che mi strillano di non mollare e così faccio.
La fatica inizia a farsi sentire, ma riesco a gestirla.
Lungo la strada tanti volti di bimbi che ti porgono il cinque ed io questa volta voglio gioire con loro e glielo batto: è bello vederli sorridere, sentendosi parte anche loro di questo stupendo battito di vita.
Mi fermo a tutti i ristori per bere qualche sorsetto, poi piano piano riprendo. Nell’ultimo ristoro incontro Max e spero di poter correre gli ultimi km con lui, che però resta pochi secondi dietro.
Lungo la strada tanti amici orange mi incitano: a loro va di cuore il mio ringraziamento, perchè quando sei stanco una voce amica diventa un balsamo portentoso per le tue ferite.
Intorno al 18 km inizio ad avere dolore al metatarso sinistro, mi preoccupo un po’ , anche perchè la fatica inizio a sentirla tutta. Ma ormai manca poco, stringo i denti e vado avanti.
Poco prima della curva mi incitano Tiziana e Domenico e quest’ultimo mi strilla di allungare.
Sono esausta e poi, pensando stupidamente che mancassero ancora un paio di km, continuo a centellinare le forze ….ma centellinando centellinando mi sono ritrovata all’arrivo senza fare il ben che minimo sprint.
Chiudo in 1.44.58.
Non è un tempone, ma è il mio tempo.
Sono strafelice di esserci stata, abbraccio Stefano e subito dopo Max e piango… piango di gioia.


Flaminia Susco     

La mia prima Roma-Ostia ha avuto inizio il 2 Gennaio, ho promesso che se il giorno dopo fosse andato tutto bene mi sarei iscritta. Il giorno dopo alle 8 della sera fortunatamente l’ho vista rientrare in stanza con un sorriso che seppur forzato voleva far capire che era tutto ok e che non dovevamo preoccuparci. Se lei ha sopportato tutto questo io potrò sopportare 21 km!

La fifa ha preso comunque il sopravvento e se non fosse stato per la mia meravigliosa compagna di avventura Tiziana molto probabilmente non avrei rispettato la promessa. Non ero pronta, non avevo fatto il dovuto allenamento ma per quest’anno il mio obiettivo era quello di raggiungere il mare anche strisciando.
Domenica mattina mi sono svegliata pensando “ma non posso dormire come tutte le persone normali invece di infilarmi in questi casini?” Fortunatamente la risposta è no perché altrimenti non avrei vissuto questa esperienza da incorniciare.
Arrivata al Sant’Eugenio vi vedo tutti li, tutto il ForresTeam (più tanti altri mitici Orange), tutti con il sorriso pronti ad incitarmi per questa mia prima mezza, tanti abbracci che in qualche modo mi hanno tranquillizzata. Iniziamo a prepararci con Tiziana e a parlare del più e del meno per non pensare a quel che sarà. Decido di portare con me la mia copertina di Linus, una bottiglietta di acqua per placare gli attacchi di tosse che mi colpiscono ormai da fine Gennaio. Non è stato poi così comodo ma sicuramente efficace, la bottiglietta è arrivata vuota al traguardo.
Finalmente si parte! Una vicino all’ altra…abbiamo iniziato insieme e finiremo insieme. Penso che questo non piacerà al Coach ma per questa volta chiuderà un occhio. Lungo il percorso, non ricordo il km, incontriamo finalmente una faccia amica, è Paolo con il quale scambiamo qualche battuta per tirarci su. I primi 16 km passano uno dietro l’altro, ero affaticata ma stupita. Superata la bandierina del ristoro al km 16,5 qualcosa si è rotto. La stanchezza fisica e mentale hanno preso il sopravvento. Gli attacchi di tosse incominciavano a farsi vivi. Ho iniziato a ripetermi che il grosso l’avevo fatto e ormai mancava poco al tanto agognato mare. Arriviamo finalmente alla rotonda, il tratto sul lungomare sembrava non finire mai. Sto per cedere ma nel caos sento un “Forza Flaminia!” Allucinazione? No, mi giro e vedo Andrea che mi saluta. Ricambio con il sorriso e mi dirigo verso il gonfiabile.
Superiamo mano nella mano il traguardo, ci abbracciamo…ce l’abbiamo fatta!!! Mi giro è vedo Cristina e Ombretta che ci vengono incontro e ci stringono forte. Grazie di cuore!
Finisco con un tempo per quale non vado fiera ma per la prima volta in due anni di Podistica con la coscienza di poter migliorare il prossimo anno.


Francesca Lippi

Ormai questa è più di una gara, è un vero e proprio evento per il quale abbiamo istituito anche i nostri rituali. Non amo questa gara, con il suo villaggio per il ritiro dei pettorali, i numerosissimi iscritti, le foto su facebook della preparazione dei completini gara, le griglie di partenza, tutti questi elementi mi fanno accumulare tanta e troppa tensione.
Il lato positivo è l’arrivo della mia dolce amica Francesca che, dopo varie vicende per il rinnovo del certificato, è pronta a partecipare alla nostra seconda edizione della Roma-Ostia.
La notte, come da copione, è tormentata e alle 3:30 iniziano i nostri rigiri nel letto (e verso il bagno). E’ quasi un sollievo sentire la sveglia alle 5:40 e ci alziamo un po’ come zombi con gli occhi sgranati.
Ci prepariamo velocemente, lancio un bacio al lettone dove dormono accoccolati i miei amori, e scendiamo sotto casa ad aspettare i nostri eroi. Ecco arrivare sui loro cavalli Stefano e Paolo e ci dirigiamo verso il bar dei Colli Portuensi dove incontriamo Fabio e il variopinto Domenico

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Facciamo il primo rifornimento e ci avviamo verso l’Eur, ai pullman della Podistica.
C’è chi mi chiede i miei obiettivi per la gara: “almeno come lo scorso anno” – mi sbilancio.
Ormai la dichiarazione è fatta, e così un altro carico di aspettative mi fa accumulare ulteriore tensione.
Ci spogliamo e andiamo al bagno e poi diretti verso la foto, peccato abbiamo fatto tardi. Ci fermiamo a chiacchierare per allentare la tensione e Marco mi propone di farla con lui insieme a Maurizio. E’ proprio quello di cui ho bisogno oggi e così accetto, ma abbiamo un problema: Maurizio è nella griglia successiva e così ci mettiamo in coda a tutti i “verdi” ad aspettare. Le prime onde sono partite, ormai manca poco ed ecco che si avanza fino al tappeto e.. via!
Si parte a passo di lumaca, attenti alle muraglie umane, l’istinto è di lanciarmi in discesa, ma mi trattengo, non voglio perdere i miei accompagnatori.
Incontriamo Alberto e andiamo inizialmente insieme, poi lui allunga avanti. Il primo ristoro è un disastro, bevo poco e perdo tempo, e per un pelo non mi perdo i miei compagni. Ritrovo Marco ma perdiamo Maurizio che farà qualche km in più avanti e indietro per ritrovarci e riformiamo il trio. Marco è instancabile, Maurizio un metronomo, arriviamo al 9°km e Marco dice: “ma che hanno girato il cartello?”, no non siamo al 6°, la magia del gruppo funziona!
Si passa a saluti, video-chiamate, battute a tutti gli Orange sulla nostra strada e i chilometri scorrono.
Al 18° km ci raggiungono i palloncini di 1h 45’ e così qualche sogno in fondo in fondo si infrange, ma mi sento bene, felice e forte, non vorrei essere in nessun altro posto e sentiamo i pacer che parlano di medaglia, gelato, mare, ci siamo. Teniamo e allunghiamo un po’ e all’ultimo chilometro ricomincia la diretta. Ripensare a quell’arrivo mano per la mano con Marco e Maurizio mi fa rivenire la pelle d’oca, semplicemente MERAVIGLIOSO, grazie.
E ora si prende la medaglia, si aspettano gli amici, si fanno foto e si versa qualche lacrimuccia, e così la festa continua.
Grazie amici miei, riuscite a tirare fuori il meglio da me !


Fabio de Gregorio

Poco (purtroppo!) da scrivere sulla mia partecipazione alla gara di domenica.
Nonostante gli allenamenti dei giorni precedenti e la scelta di calzature comode (proprio per correre “tranquillo”) e la volontà di affrontare con MOLTA calma”, lasciando l’agonismo questa volta in secondo piano, ecco che si è manifestato il più classico dei COME VOLEVASI DIMOSTRARE: in una delle parti più facili, poco prima del 8° km, mentre pensavo “OK, a breve inizia la parte dura, rallento e”… il piriforme maledetto si è fatto sentire. Niente di gravissimo, tanto che ho continuato a correre altro km tenendo duro, della serie tanto fra poco passa, ma niente è stato un tormento, la seconda parte di gara mi ha suggerito di… rallentare immediatamente!
L’ho fatto….ho stretto i denti ed ho assaporato la gara con un gusto diverso, come allenamento. Scelta saggia, perché a un giorno di distanza sento solo un leggero fastidio ma riesco a camminare normalmente. Se non lo avessi fatto, probabilmente camminerei storto.
Peccato perché il percorso era ormai familiare, la giornata e l’organizzazione altrettanto e in fin dei conti stavo conducendo la mia gara in modo accorto, volevo onorare gli allenamenti, gli insegnamenti, sentivo di avere fiato e poterla condurre in maniera sciolta in assoluto controllo, pensando soprattutto alle salite e discese non troppo esagerate, fatta eccezione per la salita del Presidente.
Ho trovato la forza di continuare nelle persone che intorno a me gioivano della giornata, nel loro entusiasmo, ho incitato Roberta e Alessando che con fare fiero affrontavano la loro gara. E’ stato bello vedere il sorriso di Tiziana e Flaminia al termine della gara.
La forza di volontà e la determinazione muove il tutto.
Bello ricevere la medaglia, me la sono meritata.
Ora qualche giorno di stop dalla corsa, monitorando la situazione. E come sempre, un insegnamento da tenere bene a mente anche in altre occasioni: MAI RILASSARSI sia in gara che non.
Non sono tipo da Gne gne, ho sempre fatto il mio lavoro sia in allenamento che in gara, ma ora se voglio continuare devo capire il reale problema e poi continuare con fare più decisivo… non si tratta di vincere o di perdere…io voglio correre perché mi piace la sensazione che mi da…e mi piace l’idea di vedermi nei prossimi anni artefice di nuove imprese…..Daje Forrest Team..


Stefano Narsete

Due settimane fa ho rischiato di non correre la mia quinta Roma Ostia per colpa di una mia ingenuità, nonostante che io avessi avuto la febbre sono andato a correre lo stesso la DecaMilia, il risultato è stato una piccola contrattura al soleo per un sovraccarico su un fisico già debilitato ma grazie ai consigli di Marco ed un allenamento differenziato sono arrivato alla partenza della Roma Ostia senza dolori.
Il mio obiettivo era quello di avvicinarmi il più possibile al tempo ottenuto nella precedente edizione 1;34;49, impresa molto difficile ma molto determinato nel provarci.
Nei primi km corro con i miei compagni di allenamento e con il nostro coach avanti a farci da guida, dopo il primo ristoro mi ritrovo da solo e penso che Marco a causa del suo infortunio abbia rallentato un pochino. Tengo il ritmo prestabilito e arrivo al 10 km in 45 minuti. Inizio ad affrontare la salita del camping con passo corto, aumentando le frequenze e aiutandomi con le braccia, nel frattempo vengo superato dai palloncini di 1 ora e 35 e non riesco a stare con loro ma in quel momento incontro Daniele che stava portando il suo allenatore e correre con lui anche solo per pochi chilometri è stato fantastico e soprattutto quando mi ricapita.
Riusciamo a riprendere i pace maker ma al 15 km non riesco più a tenere il loro ritmo e resto nuovamente senza punti di riferimento. Da quel momento in poi dovevo lottare contro me stesso km per km, arrivo al 19 km stanco morto e mentre pensavo di alzare la bandiera bianca della resa vengo raggiunto dalla mitica Annalisa Minetti con i suoi angeli custodi, e loro oltre a guidarla erano anche dei grandi trascinatori e riescono a motivare anche a me quindi faccio del tutto per rimanere attaccato a loro, finalmente arriviamo su lungo mare e appena
passo dall’altra parte del biscotto faccio un allungo fino all’arrivo e appena taglio il traguardo alzo le mani in cielo., fermo il mio Garmin on 1;36;47 Obbiettivo quasi raggiunto.
Grazie a tutti


Ombretta Spuri

(una gara occidentali’s karma).
La fase meditativa comincia dal viaggio di andata, in macchina Paola Salvatori, Daniele Pegorer, Antonio De Caro, il loro allenatore…cosa avrei potuto dire, quali tempi avrei potuto confrontare? Discorsi troppo tecnici, strategie troppo precise, argomenti troppo esclusivi, meglio rispettare il silenzio.

Al parcheggio dei pullman rivedo quasi tutti, i saluti, i baci, gli abbracci forti e quelli fortissimi (Franceschina la sollevo tre metri sopra il cielo), le battute, i consigli, le preoccupazioni, gli spauracchi, i doveri, i piaceri, i gesti scaramantici, la foto e poi via sulle griglie di partenza, manca poco ed un’altra felpa se ne va…(Qui un riferimento speciale ad Alessandro di Tivoli che si presenta con una camicia bianca con cifre ricamate, si la classe non è acqua, anche sulla linea di partenza l’occhio vuole la sua parte, basta alle magliette scolorite, agli impermeabili cinesi ai sacchi della spazzatura condominiali).

Lo sparo, si parte, si prende la Cristoforo Colombo e da adesso in poi penso a tante cose: penso che due anni fa ho cominciato a correre con la Podistica e la Roma – Ostia è stata la mia prima gara, penso a quante cose sono cambiate in così poco tempo, penso a tutte le persone nuove che ho incontrato, a quelle complicate, a quelle semplici, penso a quante volte da piccola ho fatto questa strada, si partiva alle 7.00 di mattina e si tornava alle 9.00 di sera per non trovare traffico, con l’Alfa Romeo 1750 e la Fiat 850, noi eravamo quelli stile Giacinto ed Erminia, quelli che avevano il frigorifero nel portabagagli, le melanzane alla parmigiana per pranzo, quelli che dovevano aspettare ben più di tre ore prima di fare il bagno nel pomeriggio, quelli che al ritorno si raccontavano le storie di paura e poi non dormivano la notte, quelli che…ma quanto ci siamo divertiti, penso a chi, pur essendo molto più giovane di me, spesso mi fa riflettere su ciò che a me sembra scontato.

Una gara introspettiva per un rettilineo a tre corsie, un percorso poco variato, ma scorrevole, moderatamente panoramico, ma mai monotono, uno stimolo per rimanere concentrati e ragionare sulle cose giuste e quelle sbagliate, sui successi e sui fallimenti, sul passato e sul futuro, insomma una gara molto impegnativa che poi richiede necessariamente una corsa in montagna.

A pochi chilometri dall’arrivo non si pensa più, gli amici ti riconoscono e ti chiamano per nome, ti risvegliano, ti ridanno la carica, si sono svegliati presto per te, ti sostengono, ti fotografano, ti applaudono, quanto sono belli, se non ci fossero loro… Finalmente il gonfiabile nero, finalmente il tappeto blu, finalmente il traguardo rosa: I’m a finisher!!! E adesso me lo voglio godere ‘sto villaggio, un tè caldo, i fermenti lattici, le foto senza medaglia, gli arrivi dei compagni, lo stretching, la respirazione, lo yoga…ommmm…le foto con la medaglia, ce la prendiamo comoda. Il ritorno in pullman è un altro spunto di meditazione: la vita è troppo breve per rinunciare alle occasioni di felicità che ci riserva, assaporiamole, condividiamole, non prendiamoci troppo sul serio, cerchiamo di essere più morbidi, che non significa essere deboli, cerchiamo di usare più pensieri e sfumature al posto di una sola convinzione, mettiamoci più spesso in discussione ed adattiamoci a nuove forme evitando di essere troppo severi con noi stessi.

La serata non poteva concludersi che in un ristorante orientale, linee essenziali, parole sussurrate, luci soffuse, noi facciamo rumore spostando le sedie bianche, ci cadono le bacchette, Melissa fa le foto…beh noi siamo occidentali e di karma oggi ce n’è già stato abbastanza


Domenico Bovi

La mia Roma Ostia, non l’ho inquadrata come la mezza della vita, ma era pur sempre la mezza dell’obiettivo 1.45.00 indicato sulla tabella personale del Forrest team, quell’impegno doveva bastare.
La mattina mi sveglio presto, colazione e via con lo scooter….
Ma prima, cosa mai fatta, mi “pitto” il numero di gara sulla faccia e sulle gambe…. senza un perché….4250!!!
Casco e scooter infilo l’olimpica direzione Eur, al semaforo altri 2 runscooter, noto uno dei due con la tuta della podistica, guardo meglio e riconosco Stefano e Max, mi aggancio e arriviamo ad incontrare Paolo, Francesca e Fabio.
Rapido caffè, e via direzione viale dell’umanesimo…..
Arriviamo e creiamo l’area parcheggio scooter della podistica, saluti abbracci e preparazione per la gara.
L’immancabile foto dei 600 atleti orange, record mondiale di partecipanti per squadra.
Ora si fa sul serio, ognuno con i propri pensieri approcciamo i cancelli delle griglie.
Un breve saluto con l’amico Mirko iscritto alla gara della 5km, ha cominciato da poco a correre, spero \presto diventi anche lui orange, intanto si sparerà questa 5 km in 20 minuti, niente male vero?
Con Mirko scambiamo qualche battuta, foto per i colleghi e immancabile goliardica elezione di Miss Roma Ostia 2017 per stemperare la tensione, saluto Mirko ed entro in gabbia, 40 minuti prima di partire.
Incontro l’amica Iris e con lei scambio qualche battuta, Iris non lo sa ma quelle poche parole scambiate determineranno la mia strategia di gara.
Le chiedo che gara correrà e mi risponde che vorrebbe fare un tempo sotto l’1.40, tempo che già le appartiene, quando poi lei lo chiede a me, rimango un poco perplesso, mi guarda e mi dice ”….4250?” il numero che avevo scritto in faccia (non poteva sapere che era il numero del pettorale perché coperto dalla maglia che poi butterò via), ci penso e mentre tra me e me dico “magari”…. Le rispondo , nooo mi sono allenato poco, vorrei fare 1,45, ma chissà….. lei mi suggerisce allora di seguire i palloncini dell’1,45 …
Con Iris ci salutiamo e ci immergiamo nella nostra concentrazione, accanto a me una ragazza sposta i pantaloncini e fa l’ultimo bisogno pregara…. È vero che siamo asessuati e che succede….ma pur sempre un poco perplesso lascia…….
Intanto penso…….. penso che l’1.45 è l’obiettivo più facile, che se lo sbagli poi ci stai male un anno, 1,40 è l’obiettivo impossibile che se lo centri ci campi di rendita un anno….. mi dico, segui i palloni dell’1.40.
Prendo questa coppia di Pacer, sono bravissimi, non avevo mai corso con un pacer, ritenendo troppo impegnativo rispettare il passo di un altro.
Invece mi trovo bene, il pacer comincia a dettagliare ogni chilometro, i tempi a chilometro e i secondi di vantaggio, come affronteremo il prossimo tratto e dove recuperemo.
La testa parte per uno dei suoi meravigliosi viaggi, passato presente e futuro appaiono come diapositive su uno schermo interiore e profondo, poi arrivano le scommesse da fare, ci sono le fisse legati alle certezze degli episodi del passato e poi ci sono le tante variabili con le troppo poche funzioni per risolverle, lasciamola andare sta testa, sempre troppo presente a se stessa, sempre così razionale….. dai stiamo correndo abbiamo droghe legali in circolo, godiamocele.
Intanto il passo è buono, sono sempre appena dietro ai palloncini, ma al ristoro dell’11km mi attardo a bere, è importante bere bene e perdo 100 mt dai miei palloni, siamo in salita, difficile recuperare, poi arriva la discesa, ma anche loro aumentano il ritmo, ma devo riprenderli, così accelero e li aggancio di nuovo, ma pagherò caro questo azzardo, al 15km…..sono più lento di circa 20 sec…. li vedo andar via come i palloni dei bambini che salgono in cielo, il cuore è a 180bpm e mancano troppi km per tentare un nuovo recupero.
Cambio tattica, adesso devo cercare di non perdere troppo, un tempo tra 1.40 e 1.45 è ancora un grande tempo.
Lungo il percorso gli amici orange e quelli di sempre, sono come pillole di energia, cariche speciali molto meglio di quelle bustine che vedo in terra lungo il percorso consumate da quelli più bravi.
Il mare è li davanti sembra vicino, troppo vicino, ora so che è un’illusione ottica, già pagata l’anno scorso, lo vedi e ti carica…… ma non arriva mai, quindi di smonta e poi deprime, facendoti andare via di testa.
Non quest’anno, la testa è tranquillamente seduta in prima classe si gode il panorama e le immagine proiettate nello schermo dell’anima.
È proprio la testa che al 18km mi dirà di non mollare, quando i finti dolori sembrano volerti bloccare.
Arrivo al mare, imbocco il biscotto, sento lo speaker annunciare l’arrivo dei miei palloncini, 1,39.50….penso a Iris era con loro ce l’ha fatta brava!!!!
Mentre a me mancano ancora 700 mt, non male, sono crepato ma sto bene, non sono elegante ma sto correndo ancora, ce la posso fare…….” Come a fare che?”
Semplice a fare il tempo scritto in faccia e come tale letto da Iris, 1,42.50….. giro il biscotto vedo il portale nero…. ci siamo accelero….poi vedo il portale vero, sembra molto più lontano, rallento scoraggiato, infine leggo il cronometro della mia onda 1,42.30…..saranno un 100 metri….. oggi il mantra era “Muori o corri davvero” …sparo la volata finale il GPS registrerà 88 passi a 3,50m/km con 198bpm….. Arrivo proprio sotto il portale quando il crono segna 1.42.50….. !!!
4250 segno del destino!!!!!!
La transenna per non cadere a terra, l’abbraccio fortissimo con un runner sconosciuto….. caxxo che impresa 10 minuti in meno della passata edizione e 7 in meno dal PB della piatta valencia….. e mi rode pure per quei pochi minuti dall’1,40…..
Ma ormai è certo….. la prossima mezza vado a bucare con lo spillo i palloni da 1.35…..
Dajeeeeee


Massimo Rodolico

Ero giovincello quando passavo le domeniche mattina sul lettone di casa, incollato al televisore per guardarmi le dirette televisive della Roma-Ostia, delle maratone.
Rimanevo incantato nel vedere quei gesti atletici e sognavo, un sogno che credevo irrealizzabile; sognavo un giorno di correre quella che ritengo la mezza più bella del mondo.
Cosi dopo tanti anni di vita come runner novello, cuffiette e villa Pamphili, decido che posso iniziare proprio da li.
Arriviamo a domenica, alla quinta Roma-Ostia.
L’ultimo anno è stato un pò tribolato, tante cose da aggiustare e qualche problemino fisico mi fanno perdere la concentrazione.
Domenica, però, sono determinato.
Pronti via con lo scooter per incontrare gli altri e dopo colazione tutti verso il Palalottomatica.

L’aria che si respira è quella della festa, ci sono talmente tanti Orange che non riesci neanche a salutarli tutti.
PODISTICA SOLIDARIETA’ PRIMA CLASSIFICATA.
Poi tutti ai nastri di partenza per onorare la gara con la nostra presenza al cordone.
…3,2,1 start si comincia a volare con il Coach, indiavolato e inc… come non mai, Stefano, Elena il Doc e tanti ancora; il ritmo è quello di sempre, partiamo piano per allungare alla fine…maddechè si parte forte per aumentare in progressione.
Io mollo i miei amici, vanno troppo forte per me. Dopo il 4,20 iniziale mi metto al mio passo, cosi passo al 4,30 circa che terrò fino al rilevamento del 5 Km…sto forzando troppo e appena cominciano le salite rallento.
Mi godo la corsa e mi rendo conto che il percorso è un tappeto di gente festante, stavolta anche il pubblico ai lati incita i maratoneti, tanti bambini sorridenti, cambio direzione per andare a battere il cinque, chissà se anche loro sognano come sto sognando io. Non forzo per non sentire troppo dolore all’addome, un dolore che mi perseguita da prima del 18 dicembre (LT).
Mi piace il ritmo che sto tenendo, penso alle raccomandazioni del Coach, correre bene e sorridere sempre e cosi scorrono i metri sotto le suole delle scarpe, cerco di tenere una traiettoria costante senza movimenti repentini ai lati, aggredisco le salite cercando di tenere un passo costante.
Il mio pensiero va ai miei amici, ma soprattutto cerco di sentire le parole di Marco, e come se corressi accanto a lui, ripeto nella mia testa di stare tranquillo, rilassato e determinato.
Finito il 12 km, si respira un pò, prima dell’ultima e infida salita, quella che temo più di tutte che tanti diranno non finire mai.
Scorgo davanti a me una Orange d’eccezione, la mitica Elena, sta pagando anche lei una partenza troppo veloce.
Decido di raggiungerla per sperare di finire la gara trainato da una top… probabilmente proprio lo sforzo fatto mi fa tornare alla mente il dolore all’addome, lei riparte dopo il ristoro e si invola verso il tratto finale.
Oramai ci siamo, si sente lo speaker all’arrivo, i fotografi sono tutti appostati ai lati della strada cosi come tanti amici… Batman si fa sentire e mi incita ad allungare poi Claudio, Laura, sento qualcuno che mi chiama ma non riesco a vederlo sono troppo concentrato ad allungare; guardo il cronometro quasi 1,45.
Aumento l’andatura mi restano pochi secondi e finisce in 1,45 e una manciata di secondi.
E’ andata, è finita bene, strafelice di essere arrivato… non ci credo ancora e stavolta mi sento di ringraziare voi, amici Orange.